Fare SEO su Bing significa ottimizzare un sito per migliorarne la visibilità nei risultati del motore di ricerca Microsoft.
Nel 2026–2027, i fondamentali sono simili a quelli della SEO Google: contenuti utili, accessibilità tecnica, pertinenza e autorevolezza. Le differenze riguardano soprattutto strumenti come Bing Webmaster Tools, il supporto a IndexNow e il monitoraggio delle citazioni nelle esperienze AI, come Copilot.
Quando si parla di SEO, il primo motore di ricerca a cui pensiamo è quasi sempre Google; è comprensibile, ma concentrarsi soltanto su questo canale può farci trascurare le opportunità offerte da Bing, anche nel rapporto con la ricerca basata sull'intelligenza artificiale.
Da dove conviene iniziare? In questa guida vedremo quali interventi possiamo effettuare concretamente sul nostro sito e come utilizzare gli strumenti Microsoft per analizzarne i risultati, senza complicare inutilmente il lavoro.
Aggiornamento: 10 ottobre 2026. Guida per il periodo 2026–2027.

Indice della guida
Concentrarsi esclusivamente su Google può sembrare la scelta più naturale, soprattutto quando rappresenta la principale fonte di traffico organico di un sito. Bing merita però attenzione anche per la possibilità di raggiungere utenti che utilizzano il motore di ricerca Microsoft, direttamente oppure attraverso i servizi che lo integrano.
La seconda, oggi particolarmente interessante, riguarda il rapporto tra Bing e le esperienze di ricerca basate sull'intelligenza artificiale.
Microsoft utilizza la propria infrastruttura di ricerca anche per supportare esperienze AI come Copilol; di conseguenza, rendere un sito accessibile, comprensibile e autorevole per Bing significa lavorare su una base tecnica ed editoriale utile anche per la visibilità nelle risposte AI.
Un buon posizionamento su Bing, tuttavia, non assicura una citazione in Copilot: essere presenti nei risultati di ricerca, essere citati da un sistema AI e ricevere visite al sito sono tre risultati differenti, da misurare e valutare separatamente.
Il primo consiglio è quindi molto semplice: non considerare Bing soltanto come un'alternativa a Google, ma come un ulteriore canale da integrare nella strategia di visibilità digitale.
Una delle domande più frequenti riguarda proprio le differenze tra i due motori. Dobbiamo creare contenuti differenti? Usare altre parole chiave? Cambiare il modo in cui ottimizziamo le pagine? In generale, non è necessario sviluppare due strategie SEO completamente separate.
Google e Bing condividono diversi principi: entrambi hanno bisogno di scoprire le pagine, comprenderne i contenuti, valutarne la pertinenza e individuare risultati utili rispetto alle ricerche effettuate dalle persone.
Ci sono però differenze negli strumenti, nei sistemi di valutazione e nelle modalità con cui possiamo analizzare i risultati.
Per approfondire il confronto, leggi anche Google o Bing: quali sono le differenze?
| Aspetto | Bing | |
|---|---|---|
| Qualità dei contenuti | Valorizza contenuti pertinenti, utili e affidabili | Richiede contenuti chiari, pertinenti e affidabili |
| Parole chiave | Interpreta query, significato e intento di ricerca | Interpreta pertinenza, significato e intento di ricerca |
| Indicizzazione | Sitemap, link interni e sistemi di scansione | Sitemap, link interni e supporto a IndexNow |
| Strumenti SEO | Google Search Console | Bing Webmaster Tools |
| Autorevolezza | Considera diversi segnali di qualità e reputazione | Considera diversi segnali di qualità, autorevolezza e reputazione |
| Visibilità AI | Esperienze come AI Overviews e AI Mode | Esperienze come Copilot e risposte AI in Bing |
| Monitoraggio AI | Dati di ricerca disponibili in Search Console, con limiti nella separazione delle esperienze AI | Report AI Performance dedicato alle citazioni nelle esperienze AI supportate |
Questa tabella ci aiuta a capire un punto fondamentale: non dobbiamo inventare una SEO completamente diversa per Bing, ma conoscere e utilizzare le opportunità specifiche che Microsoft mette a disposizione.
In passato si è diffusa l'idea che Bing fosse molto più legato alla corrispondenza esatta delle parole chiave, mentre Google fosse più avanzato nell'interpretazione del significato.
Oggi questa distinzione rischia di essere troppo semplicistica.
Entrambi i motori utilizzano sistemi complessi per interpretare le ricerche e valutare i contenuti; inoltre, non conosciamo inoltre tutti i criteri e il peso attribuito ai singoli segnali dai rispettivi algoritmi.
Per questo non consiglio di costruire un testo ripetendo continuamente la stessa parola chiave nella speranza di migliorare il posizionamento su Bing. È molto più utile creare un contenuto che affronti l'argomento in modo completo, utilizzando naturalmente termini collegati, esempi e informazioni pertinenti.
Una buona ottimizzazione SEO deve aiutare il motore a comprendere il contenuto, senza rendere artificiale la lettura per le persone.
Un altro tema ricorrente riguarda il peso dei backlink e dei segnali social: i collegamenti provenienti da altri siti possono aiutare i motori di ricerca a scoprire i contenuti e valutarne la reputazione.
Ma non tutti i link hanno lo stesso valore.
Un collegamento ottenuto da una risorsa competente e pertinente può essere molto più interessante di decine di link privi di relazione con l'argomento trattato. Lo stesso vale per i siti istituzionali o universitari: l'estensione .gov o .edu, da sola, non rappresenta una garanzia di autorevolezza.
Per quanto riguarda i social network, possono contribuire alla diffusione dei contenuti e creare opportunità per ottenere visite, menzioni e collegamenti editoriali. Non è però corretto considerare ogni condivisione o interazione social come un fattore diretto e certo di posizionamento. Il principio da seguire rimane lo stesso per entrambi i motori: costruire nel tempo una reputazione reale e riconoscibile.
Prima di parlare di posizionamento dobbiamo affrontare un aspetto essenziale: Bing deve poter trovare e interpretare correttamente le pagine del nostro sito. Può sembrare scontato, ma anche un contenuto ben scritto rischia di non ottenere visibilità se presenta problemi tecnici che ne ostacolano la scansione o l'indicizzazione.
Immaginiamo di pubblicare una nuova pagina dedicata a un servizio aziendale: se quella pagina non riceve collegamenti interni, non compare nella sitemap oppure presenta un'impostazione che ne impedisce l'indicizzazione, il motore potrebbe avere difficoltà a scoprirla o inserirla nei propri risultati.
Ecco perché, prima di modificare testi e parole chiave, conviene verificare alcuni elementi tecnici.
La sitemap XML è un file che contiene gli indirizzi delle pagine che vogliamo segnalare al motore di ricerca: per un sito WordPress, ad esempio, viene spesso generata automaticamente attraverso il CMS o un plugin SEO. La sitemap dovrebbe contenere gli URL canonici e indicizzabili più importanti e riflettere la struttura effettiva del sito.
Un dettaglio utile riguarda il valore lastmod, che comunica la data dell'ultima modifica significativa di una pagina. Non serve aggiornare artificialmente questa data ogni giorno per far sembrare i contenuti più recenti. È preferibile utilizzarla correttamente, segnalando aggiornamenti reali.
Possiamo inviare la sitemap attraverso Bing Webmaster Tools e controllare se il motore riscontra problemi nella sua elaborazione.
IndexNow è una delle opportunità più interessanti offerte dall'ecosistema Bing: si tratta di un protocollo che permette di comunicare ai motori di ricerca aderenti quando una pagina viene pubblicata, aggiornata oppure eliminata.
Pensiamo, ad esempio, a un sito aziendale che aggiorna una pagina dedicata a un servizio, modificando prezzi, caratteristiche e informazioni.
Normalmente dobbiamo attendere che il motore torni a visitare quella pagina per rilevare i cambiamenti.
Con IndexNow possiamo invece inviare una segnalazione dell'aggiornamento ai motori compatibili, facilitando la scoperta delle modifiche.
Il vantaggio riguarda la tempestività della scoperta: IndexNow non garantisce l'indicizzazione e non migliora automaticamente il posizionamento, ma può segnalare ai motori compatibili che gli URL sono cambiati, lasciando ai loro sistemi la valutazione delle pagine.
Su WordPress possiamo implementarlo attraverso un plugin compatibile o un'integrazione già presente negli strumenti SEO utilizzati.
Il consiglio è di verificare prima se IndexNow sia già attivo, evitando di installare più sistemi che svolgono la stessa funzione.
Tra le verifiche tecniche che consiglio di effettuare rientrano anche:
Per comprendere l'importanza di questi controlli non occorre essere sviluppatori. Basta sapere che una configurazione errata può ostacolare la visibilità di una pagina e compromettere anche un buon lavoro editoriale.
Una volta verificata la base tecnica, possiamo concentrarci su ciò che gli utenti leggono realmente: i contenuti.
Qui il mio consiglio è di non partire dalla domanda "quante volte devo inserire la keyword?", ma da una questione molto più utile: la persona che arriva su questa pagina trova davvero la risposta che stava cercando?
Pensiamo a un utente che cerca informazioni su come scegliere un software CRM per la propria azienda; probabilmente non vuole leggere dieci volte la frase "miglior software CRM", ma vuole capire quali funzionalità valutare, quanto conta l'integrazione con i sistemi aziendali, quali sono le possibili difficoltà e come confrontare le soluzioni disponibili.
Un contenuto che risponde a queste domande risulta più utile e rappresenta una base migliore anche per l'ottimizzazione SEO.
Le parole chiave aiutano a identificare l'argomento della pagina e a collegarlo alle ricerche degli utenti, ma per utilizzarle bene dobbiamo però comprendere l'intento di ricerca, cioè il bisogno che porta una persona a formulare una determinata domanda.
Allo stesso tempo, dobbiamo rendere riconoscibili le entità trattate nel contenuto. Un'entità può essere, ad esempio, una persona, un'organizzazione, un prodotto, una località o un concetto identificabile. In questa guida, Microsoft, Bing, Google, Copilot e IndexNow sono esempi di entità collegate tra loro attraverso relazioni precise. Spiegare correttamente queste relazioni aiuta a rendere il contenuto meno ambiguo e più semplice da interpretare.
Le entità possono inoltre essere descritte, quando pertinente, attraverso dati strutturati basati sul vocabolario Schema.org e rappresentati nel formato JSON-LD. I dati strutturati non sostituiscono il contenuto visibile e non garantiscono posizionamenti o citazioni AI, ma contribuiscono a descrivere esplicitamente determinate informazioni della pagina.
Una struttura logica accompagna progressivamente il lettore e rende chiaro anche un argomento tecnico; in una guida informativa, ad esempio, possiamo iniziare con una risposta alla domanda principale, approfondire i diversi aspetti attraverso titoli descrittivi e introdurre esempi quando un concetto rischia di risultare troppo astratto.
Tabelle ed elenchi possono essere utilissimi, soprattutto per presentare confronti e procedure, ma non dovrebbero sostituire completamente il racconto. Anche i collegamenti interni hanno un ruolo importante: permettono all'utente di approfondire gli argomenti e aiutano i motori a comprendere le relazioni tra le pagine. Il risultato dovrebbe essere un contenuto che possiamo leggere con naturalezza, trovando facilmente le informazioni più importanti.
Passiamo ora agli elementi che possiamo gestire direttamente all'interno delle pagine del sito. Sono interventi validi anche per Google e, nella maggior parte dei casi, non richiedono una strategia separata per Bing.
Il tag title è uno degli elementi principali attraverso cui descriviamo l'argomento di una pagina ai motori di ricerca. Dovrebbe essere specifico, coerente e comprensibile. L'H1, cioè il titolo principale visibile nella pagina, deve a sua volta rappresentare chiaramente l'argomento.
La meta description permette invece di proporre una breve descrizione del contenuto. Non è una scorciatoia per ottenere migliori posizionamenti, ma può contribuire a rendere il risultato più interessante quando viene utilizzata nello snippet. Evitiamo quindi di inserire parole chiave a ogni costo. Un titolo efficace deve prima di tutto comunicare che cosa troverà il lettore.
Anche l'organizzazione degli URL e delle immagini contribuisce alla qualità complessiva del sito. Gli indirizzi delle pagine dovrebbero essere leggibili, descrittivi e possibilmente stabili nel tempo.
Per le immagini è utile lavorare su dimensioni, compressione, nomi dei file e testi alternativi, descrivendo ciò che compare realmente nell'immagine quando è rilevante per il contenuto.
Su questo argomento puoi approfondire anche la nostra guida su come ottimizzare le immagini in WordPress.
I link interni, infine, dovrebbero collegare risorse pertinenti, utilizzando testi di ancoraggio che anticipino chiaramente l'argomento della pagina di destinazione. Un sito ben organizzato facilita sia la navigazione delle persone sia la comprensione dei rapporti tra le diverse sezioni.
Anche Bing deve poter accedere correttamente alle informazioni pubblicate sul sito. Per questo è importante prestare attenzione all'esperienza mobile, ai tempi di caricamento e alla disponibilità dei contenuti nell'HTML elaborabile dal motore.
Un punto particolarmente delicato riguarda i siti che utilizzano JavaScript per generare parti importanti del contenuto. Se le informazioni principali vengono caricate attraverso procedure difficili da eseguire durante la scansione, alcuni sistemi potrebbero non riuscire a recuperarle. È quindi utile verificare che i contenuti fondamentali siano effettivamente disponibili e interpretabili, valutando come vengono elaborati durante la scansione.
Se utilizzi già Google Search Console, il funzionamento generale di Bing Webmaster Tools ti risulterà familiare. È la piattaforma gratuita di Microsoft che permette di monitorare la presenza del sito su Bing, controllare aspetti tecnici e individuare opportunità di miglioramento. Dopo aver verificato la proprietà del sito, possiamo utilizzarla per analizzare diversi aspetti.
| Strumento | A cosa serve |
|---|---|
| Search Performance | Analizzare query, impression, clic e andamento della visibilità |
| URL Inspection | Verificare lo stato di un URL e individuare possibili problemi |
| Site Scan | Individuare errori tecnici e opportunità di miglioramento |
| Keyword Research | Esplorare parole chiave e interessi di ricerca |
| Recommendations | Consultare suggerimenti relativi al sito |
| IndexNow | Controllare le segnalazioni di URL aggiornati |
| AI Performance | Analizzare citazioni e utilizzo dei contenuti nelle esperienze AI supportate |
La cosa importante è utilizzare questi strumenti per prendere decisioni basate su dati reali.
Ad esempio, se una pagina riceve molte impression ma pochi clic, possiamo analizzare la relazione tra query, title, descrizione e contenuto. Se invece una pagina non risulta indicizzata, prima di riscriverla conviene verificare se siano presenti problemi tecnici.
Non tutti i problemi di visibilità si risolvono modificando il testo. Ed è proprio questa una delle ragioni per cui considero fondamentale integrare gli strumenti di analisi nel lavoro SEO quotidiano.
Arriviamo a uno degli aspetti più interessanti dell'evoluzione di Bing: la crescente diffusione delle risposte generate dall'intelligenza artificiale sta modificando il modo in cui le persone cercano e utilizzano le informazioni. Accanto ai risultati tradizionali, gli utenti possono ricevere risposte sintetiche che combinano informazioni provenienti da più fonti.
È in questo contesto che si inserisce la GEO, Generative Engine Optimization, l'insieme delle attività finalizzate a migliorare la presenza e la rappresentazione di contenuti, aziende ed entità nelle esperienze di ricerca generativa. Il punto di partenza rimane la qualità delle informazioni che offriamo a chi legge.
Un contenuto dovrebbe nascere per rispondere alle esigenze delle persone: chi cerca informazioni vuole capire un argomento, confrontare possibilità, risolvere un problema oppure prendere una decisione. La nostra responsabilità è fornire risposte corrette, comprensibili e verificabili.
Una struttura chiara, esempi concreti e fonti attendibili rendono le informazioni più semplici da recuperare e interpretare anche per i sistemi AI, pur senza assicurare una citazione. La GEO dovrebbe aiutarci a comunicare meglio, mantenendo il contenuto utile e naturale per le persone.
Immaginiamo che una persona chieda a Copilot quali aspetti valutare prima di scegliere un software CRM. Il sistema potrebbe generare una risposta che riassume diversi criteri e mostra collegamenti alle fonti utilizzate.
Se una pagina del nostro sito viene selezionata e citata, possiamo ottenere una forma di visibilità che non coincide necessariamente con il classico posizionamento nei risultati di ricerca. Dobbiamo però distinguere tre situazioni:
Questi risultati possono sovrapporsi, ma non sono equivalenti. E soprattutto, una citazione non garantisce automaticamente che l'utente visiterà il nostro sito. Per questo la misurazione della visibilità AI deve andare oltre il semplice numero di citazioni.
Nel febbraio 2026 Microsoft ha introdotto in Bing Webmaster Tools il report AI Performance, dedicato alla visibilità dei contenuti nelle esperienze AI supportate.
Il report permette di osservare come le pagine del sito vengono utilizzate come fonti in risposte generate da Microsoft Copilot, nelle esperienze AI di Bing e in alcune integrazioni partner.
È un passaggio interessante perché offre ai proprietari dei siti informazioni specifiche su una parte della visibilità che fino a poco tempo fa risultava difficile da analizzare.
Tra gli indicatori disponibili troviamo:
Le grounding queries non devono essere confuse con la trascrizione esatta delle domande poste dalle persone ai chatbot: rappresentano espressioni raggruppate e associate alle attività di recupero delle fonti.
Nel giugno 2026 Microsoft ha inoltre annunciato nuove funzionalità di analisi, tra cui Intents, Topics, Citation Share e Compare. Queste permettono di approfondire il contesto delle citazioni, individuare gli argomenti per cui un sito ottiene visibilità e confrontare alcuni andamenti nel tempo.
Supponiamo che una pagina riceva molte citazioni AI, ma poche visite: possiamo dire che il contenuto viene utilizzato come fonte nelle esperienze monitorate, ma non possiamo concludere automaticamente che sia un contenuto inefficace. Magari l'utente trova già una risposta sufficiente nell'interfaccia AI. Oppure la citazione non viene mostrata in un contesto che incentiva l'approfondimento.
Al contrario, una pagina poco citata non è necessariamente di scarsa qualità. Potrebbe trattare argomenti poco richiesti, essere relativamente nuova oppure non essere selezionata frequentemente per le risposte monitorate.
Le citazioni AI sono un indicatore di visibilità, non una misura diretta di traffico, autorevolezza o risultati commerciali. Il consiglio è analizzarle insieme ai dati SEO tradizionali e alle caratteristiche delle singole pagine, evitando interventi basati soltanto su un numero.
Un aspetto tecnico meno conosciuto riguarda le direttive attraverso cui possiamo limitare l'indicizzazione o determinati utilizzi dei contenuti. Non tutte hanno lo stesso effetto.
Ad esempio, noindex indica al motore di non inserire la pagina nel proprio indice; le direttive nosnippet e data-nosnippet, invece, intervengono sulla visualizzazione di parti dei contenuti nelle anteprime, con possibili conseguenze sulla qualità delle citazioni AI.
Microsoft documenta inoltre effetti specifici delle direttive noarchive e nocache nelle esperienze Copilot. In particolare, secondo le indicazioni di Bing, noarchive impedisce l'utilizzo del contenuto della pagina per il grounding delle risposte, mentre nocache ne limita l'utilizzo alle informazioni essenziali del risultato, come URL, titolo e snippet.
Si tratta di impostazioni da gestire con attenzione. Prima di applicarle è importante comprenderne le conseguenze, perché una scelta effettuata per limitare l'utilizzo dei contenuti potrebbe incidere anche sulle opportunità di visibilità AI.
Veniamo alla parte pratica.
Se dovessi iniziare oggi a migliorare la presenza di un sito su Bing, procederei per gradi: prima verificherei la situazione esistente, poi concentrerei gli interventi sulle criticità reali.
Questo piano di 30 giorni aiuta a organizzare il lavoro e a definire le prime priorità.
| Periodo | Attività | Obiettivo |
|---|---|---|
| Settimana 1 | Configurare o controllare Bing Webmaster Tools, sitemap, indicizzazione e principali errori tecnici | Verificare che il sito sia accessibile e correttamente interpretabile |
| Settimana 2 | Controllare IndexNow, link interni e pagine importanti | Migliorare la scoperta dei contenuti |
| Settimana 3 | Analizzare query e pagine, intervenendo su contenuti effettivamente migliorabili | Rafforzare pertinenza, chiarezza e utilità |
| Settimana 4 | Confrontare le metriche disponibili, comprese le citazioni AI | Definire le priorità successive |
Questi 30 giorni servono a eseguire le prime verifiche, correggere eventuali problemi e iniziare a raccogliere dati. Per valutare gli effetti sul posizionamento può essere necessario osservare periodi più lunghi, ad esempio 8-12 settimane, considerando volumi di ricerca, stagionalità e aggiornamenti dei sistemi.
Sì, Bing merita attenzione se vogliamo costruire una strategia di visibilità digitale che includa più canali. La priorità da assegnargli dipende però dal pubblico, dagli obiettivi e dai dati disponibili: ogni sito ha esigenze e opportunità diverse.
La buona notizia è che molti degli interventi necessari non richiedono di ricominciare da zero. Un sito tecnicamente accessibile, con contenuti utili, informazioni aggiornate e un'organizzazione chiara parte già da una base importante.
Bing aggiunge strumenti specifici, come IndexNow e Bing Webmaster Tools, che possiamo utilizzare per migliorare la gestione della scansione e comprendere meglio le opportunità di visibilità. L'integrazione con le esperienze AI, inoltre, rende ancora più interessante il rapporto tra SEO e GEO.
Una strategia ben costruita parte dalle esigenze delle persone e le traduce in contenuti utili, facilmente accessibili e correttamente interpretabili da Google, Bing e dai sistemi AI.
La tecnologia cambia, ma il principio rimane: prima comprendiamo le esigenze delle persone, poi utilizziamo SEO e GEO per rendere le risposte più facili da trovare.
Eleven Marketing offre consulenza SEO e GEO per analizzare la visibilità dei siti web, individuare le criticità tecniche ed editoriali e definire interventi coerenti con gli obiettivi aziendali.
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Per migliorare la SEO su Bing è importante pubblicare contenuti utili, organizzare correttamente il sito, gestire sitemap e indicizzazione, curare i collegamenti interni e utilizzare Bing Webmaster Tools. IndexNow permette inoltre di segnalare gli aggiornamenti ai motori compatibili.
I due motori condividono molti principi fondamentali, come pertinenza dei contenuti, qualità tecnica e autorevolezza. Le differenze riguardano anche strumenti e funzionalità disponibili: Bing supporta IndexNow e mette a disposizione report dedicati alle citazioni AI.
Le persone possono utilizzare query simili sui due motori, ma volumi, risultati e comportamento degli utenti possono variare. È quindi utile analizzare separatamente i dati di ricerca, senza creare contenuti artificialmente differenti.
IndexNow è un protocollo che permette di notificare ai motori aderenti la pubblicazione, modifica o eliminazione di un URL. Aiuta a far scoprire più rapidamente gli aggiornamenti, ma non garantisce indicizzazione o miglioramento del ranking.
Sì. Bing Webmaster Tools è una piattaforma gratuita di Microsoft per controllare indicizzazione, prestazioni di ricerca, aspetti tecnici e, attraverso le funzionalità disponibili, visibilità nelle risposte AI.
Bing Webmaster Tools mette a disposizione il report AI Performance, che permette di analizzare le citazioni nelle esperienze AI supportate, comprese quelle di Microsoft Copilot. I dati sono aggregati e non rappresentano necessariamente tutte le singole risposte generate.
Sì, le buone pratiche SEO che migliorano accessibilità, chiarezza, qualità e aggiornamento dei contenuti creano una base utile anche per la GEO. Non garantiscono però che una pagina venga citata o raccomandata dai sistemi AI.
Dipende dal sito, dalle modifiche e dalla frequenza di scansione. Possiamo effettuare un primo controllo dopo circa 30 giorni, ma per valutazioni più significative è spesso opportuno analizzare periodi di almeno 8-12 settimane.